E' difficile e meraviglioso vivere in questa città

mercoledì 11 maggio 2011

Oggi il terremoto Bendandi a Roma? Ecco come è nata la falsa "profezia"

( L'Unità )Prevedere i terremoti è a oggi tecnicamente impossibile, dicono gli esperti, a L'Aquila nel 2010 scosse sismiche duravano da mesi prima della scossa fatale, eppure per oggi 11 maggio a Roma c'è chi teme o ne è convinto: un terremoto devasterà la Città eterna. Scatta, mediaticamente, il tam tam. E la rete si attrezza e discute di una leggenda metropolitana a cui tanti credono, altri la ignorano, molti fingono di non credere ma covano un pensierino preoccupato in fondo al cervello. E la Protezione civile è bombardata da richieste di informazioni.
La diceria vuole che Raffaele Bendandi, autodidatta, morto nel 1979, avrebbe predetto la data dell'11 maggio 2011 per un terribile sisma che distruggerà Roma. Documenti che provino la sua “profezia” sembra non se ne trovino. Il sismologo improvvisato non aveva mai previsto terremoti a distanza di più di qualche giorno. Ma quando qualche buontempone, qualche mese fa ha scritto sulla sua pagina Wikipedia del terremoto dell'11 maggio è scattata la psicosi via web.
Il fatto che scenziati e buon senso parlino chiari non fa cambiare idea a chi ha deciso: oggi il terremoto ci sarà. Una profezia di Nostradamus (non siamo in grado di accertarne la veridicità) reciterebbe: «Il Sole dentro i venti gradi del Toro così forte la Terra trema, il grande teatro riempito crollerà, l'aria, cielo e terra, oscurati e turbati, quando l'infedele Dio e i santi invocherà». In questa frase sibillina noi non capiamo molto. Tanto meno che domani Roma sarà devastata da un sisma. Altri invece traggono la certezza. Arriva il sisma.
Un sito come prova porta il fatto che domani la Camera dei Deputati sarà chiusa. «Alimentando il dubbio che le alte sfere conoscono la verità e se la tengono per loro». Su Facebook tanti si chiedono allarmati: «Sarà vero?». E pare che ci sia chi si prepara. Secondo Radio 105, il 20% dei romani domani avrebbe preso ferie. Sempre su Facebook c'è chi prepara pic-nic e c'è chi ha creato la pagina «Abbracciamoci tutti a Villa Carpegna», sperando che – se arriva la botta – la villa sia un posto sicuro.
Non tutti si prestano. Un gruppo su fb si è autobattezzato «11 Maggio terremoto a Roma? MA VAFFAN...», altri ancora hanno deciso di sfidare la leggenda metropolitana e previsioni aderendo a «L'11 maggio sarò a Roma ad aspettare il terremoto». C'è invece chi ha aderito al gruppo «Terremoto o meno, IO per sicurezza l'11 maggio vado via da Roma». In molte chat l'argomento tiene banco. «Sembra - dice Francesca - che proprio il 12 maggio del 2009 venne registrata nella capitale una scossa di magnitudo 2.1 della scala Richter che non provocò danni a persone o cose». Cosa prova? Non molto, ma se volete crederci è una prova inconfutabile.
C'è chi - in fondo prevedibilmente - chiama in gioco l'Eterno in persona: «Dio è arrabbiato, il terremoto verrà». Nei supermercati e nei negozi le scorte sono quelle normali, non c'è stato assalto alle provviste. Il professor Mauro Dolce, responsabile dell'Ufficio Rischio Sismico e Vulcanico della Protezione Civile, cerca di arginare l'ondata e ai microfoni di “Start" a Radio 1 è netto: «Prevedere i terremoti è impossibile allo stato attuale delle cose. Ogni anno abbiamo in Italia oltre 10 mila terremoti registrati dai sismografi, quindi è probabile che domani si sarà qualche piccola scossa nel nostro Paese. Ma questo non significherebbe nulla».
«Da giorni - continua Dolce - i nostri centralini e le nostre caselle di posta elettronica sono intasate da richieste di chiarimenti sulla data di domani. Roma non si trova al centro di una zona sismica. La sismicità locale è circoscritta all'area dei Colli Albani». Quindi - conclude Dolce - non fa scommesse, ma ritiene estremamente improbabile che ci sarà il terremoto devastante predetto da non si sa bene chi. «E comunque la probabilità che si verifichi il terremoto a Roma è uguale a quella di domani, dopodomani, tra un anno e tra cento anni».

venerdì 22 aprile 2011

E' morto Vezio

E' morto Vezio, nel suo bar a Botteghe Oscure la storia del Pci.
Il 'compagno' Bagazzini noto a tutti per il locale frequentato da dirigenti e politici del partito. Si è spento all'ospedale San Camillo per problemi cardiaci. Il locale chiuso da novembre 2010 per la crisi. Il cordoglio di D'Alema e Veltroni.
Vezio Bagazzini, conosciuto da tutti a Roma come Vezio, il compagno Vezio, è morto la scorsa notte. Titolare di un bar frequentato da sempre da dirigenti e "compagni" di Botteghe Oscure, Vezio aveva un'infezione a una valvola cardiaca. E' morto nel reparto di rianimazione dell'ospedale San Camillo. Accanto a lui c'era la moglie.
A novembre dello scorso anno si erano abbassate per l'ultima volta le saracinesche dello storico locale nel cuore di Roma, soffocato dalla crisi. Vezio aveva trasferito la sua attività in via Tor di Nona, dopo avere 'ospitato' nella vecchia sede per decenni personaggi di primo piano del comunismo italiano. E non solo. Nel piccolo locale in via dei Delfini 23, vicino al "Bottegone", le fotografie ingiallite appese ai muri conservavano la memoria di Togliatti, Pajetta, Berlinguer e D'Alema. La parete ricordava anche volti dello spettacolo, di ieri e di oggi, da Roberto Benigni a Gian Maria Volontè, da Ursula Andress a Raz Degan.
Nei pochi metri quadrati della "latteria comunista" trovavano spazio anche decine di cimeli del passato comunista. Aperto dal 1969, il bar è sopravvissuto alla caduta del muro di Berlino, alla fine del Partito Comunista e al trasferimento dei partiti della sinistra storica italiana da via delle Botteghe Oscure.
Negli anni precedenti alla chiusura del "Bar Vezio", la minaccia di sfratto aveva provocato la mobilitazione degli affezionati, con petizioni e appelli telematici. Bagazzini, morto a 69 anni, nonostante la salute precaria era anche una presenza fissa delle feste dell'Unità.
"Sono addolorato per la scomparsa di Vezio - ha detto Massimo D'Alema - un amico e un compagno che ci è stato vicino in questi anni, con passione politica e calore umano, nelle travagliate vicende della sinistra".
"Una grave perdita". Così Massimo D'Alema, che ha commentato: "Sono addolorato per la scomparsa di Vezio, un amico e un compagno che ci è stato vicino in questi anni con passione politica e calore umano nelle travagliate vicende della sinistra". Il presidente del Copasir, che per anni ha frequentato il 'baretto' di Vezio, con cui condivideva anche la passione per la Roma l'altro ieri era andato a trovarlo in ospedale.
"Se ne è andato troppo giovane, troppo presto. La notizia della sua morte mi addolora". A salutare Bagazzini è anche Walter Veltroni, che racconta: "Lo conoscevo da sempre: un caffè e uno scambio di battute erano una consuetudine quotidiana per me come per tanti altri che lavoravano a Botteghe Oscure. E con lui una cosa era certa: si finiva immancabilmente a parlare di politica. Era la sua passione che gli aveva fatto tappezzare le pareti di immagini e di foto. Ricordo quelle di Berlinguer e di Petroselli".
"Con Vezio, nei miei anni in Campidoglio, - prosegue Veltroni - avevo cercato di affrontare e risolvere i problemi che lo stavano costringendo a lasciare i vecchi locali, a cui era tanto legato - ricorda - e a trovare una nuova sistemazione. Sono vicino alla sua famiglia e a quanti, tantissimi, gli sono stati legati".

venerdì 4 marzo 2011

«Violentata in cella da tre carabinieri»

«Violentata in cella da tre carabinieri»

( Corriere della sera ) La donna arrestata per un furto. I militari trasferiti, nell'indagine anche un vigile. Medici hanno confermato il rapporto sessuale, ma non hanno riscontrato lesioni
Una denuncia-choc, un'indagine delicata nel cuore dell'Arma. Tre carabinieri sono sospettati di aver commesso abusi sessuali su una donna di 32 anni che avevano in custodia per la notte nelle camere di sicurezza della loro caserma al Quadraro, popolare quartiere fra Appio e Tuscolano. A convincere la vittima a raccontare tutto sarebbe stato un suo amico dopo averla accompagnata al Policlinico Casilino. La trentenne si è poi rivolta ai militari dell'Arma della stazione «Tuscolana», che poche ore prima l'avevano arrestata per furto in un supermercato, consegnandola poi ai colleghi dell'ufficio vicino perché nelle loro camere di sicurezza non c'era posto.
La notizia, sulla quale c'è tuttora il massimo riserbo, è stata resa nota ieri pomeriggio con un comunicato congiunto del procuratore della Repubblica Giovanni Ferrara e del comandante provinciale dei carabinieri, Maurizio Mezzavilla. Nel documento si spiega che la donna avrebbe «intrattenuto rapporti sessuali mentre si trovava all'interno della stazione, in stato di arresto, in attesa dell'udienza di convalida».
Un caso con molti punti da chiarire, sul quale indagano i militari del Nucleo investigativo di via In Selci che stanno ricostruendo la vicenda e avrebbero già ascoltato i carabinieri coinvolti. Alcuni locali della caserma del Quadraro, comprese le camere di sicurezza, sarebbero stati sequestrati. I tre finiti al centro delle indagini sono stati intanto trasferiti al Gruppo di Ostia, ma nell'inchiesta sarebbe coinvolto anche un vigile urbano.
Il referto medico dell'ospedale avrebbe confermato che la donna ha avuto rapporti sessuali, ma i medici non avrebbero riscontrato lesioni o altri segni di violenza. E proprio su questo l'inchiesta punta a fare chiarezza: finora infatti i quattro tutori dell'ordine non sarebbero accusati di stupro. Ma uno di loro sarebbe stato riconosciuto ufficialmente dalla vittima, forse anche per alcuni tatuaggi. Ma che cosa è accaduto quella notte in caserma? S.D.T., originaria di una provincia della Lombardia, era arrivata a Roma qualche giorno fa e, secondo una prima ricostruzione, era stata ospitata dall'amico nella sua abitazione sempre al Tuscolano. Il 23 febbraio scorso la donna è stata bloccata da una pattuglia di carabinieri all'uscita di un supermercato della zona dove aveva rubato alcuni articoli sugli scaffali. Accusata di furto, la trentenne è finita dapprima negli uffici della stazione «Tuscolana» e poi trasferita in quelli del «Quadraro».
Ma proprio quella notte, fra mercoledì e giovedì, la giovane avrebbe subìto gli abusi, almeno da due militari, secondo la sua versione, mentre il terzo controllava che nessuno entrasse nell'area delle camere di sicurezza. Giovedì mattina in tribunale, dove la donna è stata rimessa in libertà dopo la convalida dell'arresto, la trentenne non ha raccontato nulla al giudice monocratico, né al pm. Tornata a casa avrebbe però rivelato l'accaduto all'amico.
«Ho appreso con sconcerto di questo gravissimo episodio su cui bisogna fare immediatamente chiarezza - spiega il sindaco di Roma, Gianni Alemanno -. Sono sicuro che l'Arma prenderà immediati provvedimenti per contribuire all'accertamento delle responsabilità e per isolare eventuali "mele marce" che, in ogni caso, non possono incrinare la fiducia che i romani hanno nei confronti dei carabinieri».

lunedì 14 febbraio 2011

Roma.Insulti contro bimbi rom morti, scritte razziste su un muro.

( Repubblica ) Il sindaco: "E' veramente aberrante che nella nostra città possano esistere persone, anche se pochissime, che riescono a scrivere cose così orrende". Il capogruppo del Pd del XVI municipio Scamardì: "E' ora di finirla di sottovalutare questi episodi"
"Rom -4" e "Rom Raus" (che in italiano vuol dire 'rom fuori') scritte con una bomboletta spray ed accanto alcune svastiche. Sono le scritte apparse stamani su un muro di via della Pisana, nella zona di Bravetta, a Roma che si riferiscono alla morte dei 4 bambini morti in un insediamento abusivo della capitale. A denunciarlo il capogruppo del Pd del XVI municipio Raffaele Scamardì. 
"Le scritte sono state fatte la scorsa notte - afferma Scamardì - all'altezza del civico 64 sulle colonne della scalinata che porta a Vicolo del Fontanile Arenato. Non è il primo episodio del genere. Già l'anno scorso vicino alle poste di via di Bravetta un'altra scritta antisemita prendeva come bersaglio Anna Frank".
"E' una vergogna che va subito cancellata, e se non interviene immediatamente il decoro urbano - aggiunge - come la scorsa volta, lo faremo noi di nostro pugno insieme ai cittadini del quartiere. E' ora di finirla di sottovalutare tali episodi. Sono gravi e le autorità devono riuscire a trovare i responsabili soprattutto in un momento delicato come questo!".
"E' veramente aberrante che nella nostra città possano esistere persone, anche se pochissime, che riescono a scrivere cose cosi' orrende. E' una cosa indegna". Cosi', il sindaco Gianni Alemanno, a margine di un incontro in Campidoglio, ha commentato le scritte contro i rom comparse sui muri nel quartiere di Pisana-Bravetta.
"Abbiamo mandato subito il decoro urbano a cancellare queste scritte, speriamo che gli inquirenti individuino chi le ha fatte", ha concluso Alemanno.
Duro anche il commento di Renata Polverini: "Sono gesti inqualificabili - ha detto il governatore - fatti da sconsiderati, insensibili persino di fronte alla morte di quattro bambini, razzisti e violenti che tutti - ha concluso - abbiamo il dovere di isolare senza abbassare la guardia".